Il colore giusto con la pietra della Valle del Parma

Quale il colore giusto nella valle del Parma ? L’architettura spontanea è molto caratterizzata risalendo dalla città su fino alla montagna (zona Est, Felino , Calestano , Traversetolo , Tizzano Val Parma , Langhirano , Neviano degli Arduini , San Polo d’Enza , etc… ). Essa è contraddistinta dalla costruzione in pietra purtroppo spesso non valorizzata da ristrutturazioni datate. All’interno si incontreranno intonaci realizzati con malte troppo ricche di cemento, sovrapposti negli anni sessanta alle antiche mura di pietra.

Nelle abitazioni di più antica aspirazione signorile si incontrano i residui delle vecchie decorazioni floreali a rullo magari in vernice metallescente. Le travi richiedono di essere sanificate e manutenute dalla penetrazione del tarlo, i serramenti e gli infissi stuccati e riportati all’antico splendore del legno. Per tutti questi interventi gli specialisti hanno prodotti efficaci e comodi.  Si pensi ai rulli decorativi per chi voglia preserverare le antiche tecniche di decorazione, gli impregnanti che consentono di trasformare le mura di pietra in alcove vetrificate dove ambientare agevolmente i locali dedicati alla cura della persona. Si pensi agli stucchi strutturati capaci di rimpiazzare ampie porzioni perdute di un serramento. E ancora esistono oggi resine epossidiche che consentono di riattare gli antichi lavelli senza sostituirli con esemplari nuovi, scintillanti, ma sicuramente di minor qualità materica.

Poi vi sono poi le abitazioni di pianura e collina, o quelle primo-novecentesche dagli intonaci decorati. 

Gli intonaci e le tinteggiature

Nel settore del rivestimento murale, oggi la scelta è davvero difficile per quanto ampie sono le possibilità. 

E pensare che un tempo vi era solamente la calce, ovvero materiale calcareo cotto a 1000 gradi, calcinato, appunto.

Ci sono diversi tipi di calce. 

Calce aerea

La calce aerea si solidifica all’aria. A seconda delle fasi di produzione, si differenzia in calce spenta, grassello di calce, latte di calce. 

Calce viva e calce spenta o idrata

Il materiale calcareo viene cotto a 1000 gradi e si trasforma in calce viva, pronta cioè – con reazione caustica e calda – ad assorbire ossigeno e carbonio. Aggiungendo acqua alla calce viva, essa si spegne. 

Se se si aggiunge il 32 % del peso in acqua, il prodotto è detto calce spenta. 

Grassello di Calce

Oppure con calce spenta si può fabbricare grassello di calce aggiungendo ancora acqua fino a ottenere una massa untuosa (utilizzata appunto per gli intonaci).

Latte di Calce

Allungando ancora la miscela si ottiene latte di calce (liquido lattescente usato per tinteggiare gli intonaci a calce). Calce idrata molto allungata, può essere pigmentato a piacere. La colorazione viene attuata con ossidi di ferro. Il latte di calce può essere usato per tinteggiare muri intonacati a calce. Il risultato è altamente traspirante e supporta colorazioni molto intense e vivaci. 

Calce idraulica

La calce spenta o idrata può essere utilizzata per fabbricare calce idraulica. La calce idraulica o malta idraulica si solidifica anche sott’acqua. Anticamente si otteneva mescolando calce idrata, oppure grassello, alla pozzolana o altro materiale laterizio come appunto il cocciopesto. Dal settecento si scoprì che per ottenere questa calce idraulica capace di solidificarsi sott’acqua bastava calcinare le argille marnose, ricche di calcare. Era nato il cemento.

Cocciopesto

Il cocciopesto è dunque una malta idraulica capace di solidificare all’acqua, essa è ottenuta mescolando polvere di laterizio al grassello di calce e aggiungendo sabbia per consolidare un materiale che altrimenti tenderebbe a crepare per effetto della forte riduzione d’ asciugatura del volume del grassello.

Tadelkt

Simile al cocciopesto è il tadelkt marocchino ottenuto con grassello di calce, pigmenti e un processo meccanico di livellamento per accompagnare l’asciugatura ed evitare la formazione di crepe. I pori vengono infine turati con la levigazione a sapone. Entrambi sia il cocciopesto che il tadelkt hanno la proprietà di essere impermeabili ma di mantenere la traspirazione. Essi sono dunque tradizionalmente impiegati per ambienti termali e bagni. 

Marmorino, stucco veneziano ed encausto

Anche  marmorino, nello stucco veneziano e nell’encausto sono a base di grassello di calce. Vi si mescolavano, in luogo di laterizi o pozzolana, delle microscaglie di marmo, ovvero sabbia carbonatica. Il marmorino veniva finito a cera o a sapone. Lo stucco veneziano acquistava una mano lucida grazie invece all’aggiunta nell’impasto di olio di lino siccativo – ovvero atto a polimerizzarsi per ossidazione – olio di lino cotto. Nell’encausto, in luogo dell’olio di lino, veniva impiegata la cera. A stesura ultimata, la finitura era attuata scaldando la parete con ferro caldo e poi lisciando tutto a straccio.

Queste erano le tecniche più avanzate di finitura murale dell’antichità. Oggi a risultati simili in termini di traspirabilità e impermeabilità si può giungere con idropitture acriliche, idropitture ai silicati, idropitture ai silossaniche. I colori ottenibili a tintometro sono praticamente infiniti, sempre che per i colori più vivaci il prodotto scelto sia disponibile in base neutra. 

Le idropitture acriliche sono lavabili (intendendo con lavabilità un concetto differente dal significato domestico abituale, bensì la spazzolabilità senza sfarinare). Possono essere più o meno traspiranti e sono applicabili su qualsiasi supporto, ostacolano la carbonatazione dei cementi e dunque ne aumentano la durabilità. 

Le idropitture ai silicati non sono applicabili su tutti i supporti ma conferiscono grande traspirazione e lavabilità.

Le idropitture silossaniche sono molto costose, sono traspiranti rispetto al vapore ma non rispetto all’acqua, dunque applicate su mura bagnate sono destinate a gonfiarsi e staccarsi. 

Il colore giusto nella valle del Parma? Ci sono i marchi all’avanguardia che tutti questi problemi li risolvono con la chimica ed emulsioni ad hoc. Oggi acquistando finiture dedicate si può ottenere un effetto cocciopesto, tadelkt e stucco veneziano con un paio di passate a spatola su qualsivoglia tipo di parete li si voglia applicare. Si veda il bellissimo assortimento della San Marco.